Omelia del Nunzio Apostolico, S.E. Mons. Visvaldas Kulbokas, in occasione dell’80° anniversario della tragedia di Volyn

Lutsk, Cattedrale di Lutsk, 9 luglio 2023

Vostra Beatitudine,

Eccellentissimi Fratelli Vescovi dell’Ucraina e della Polonia

Illustri Autorità civili, ucraine e polacche

Fratelli e Sorelle

Ci siamo riuniti alla Liturgia Eucaristica qui a Lutsk, nel cuore della Volyn’, per pregare non soltanto per le vittime della tragedia di ottant’anni fa, ma anche per noi stessi.

Infatti, ricordiamo tutti come nei Vangeli Gesù fa osservare ai Farisei che loro pregano per i Profeti e per i Saggi del passato, mentre i loro stessi antenati li hanno uccisi. Questo significa che una preghiera formale non è sufficiente: ha valore soltanto quella preghiera che cambia il cuore di tutti noi.

1. La prima caratteristica della conversione del cuore, per noi, è un sincero pianto per tutte le vittime di ottant’anni fa, uccise in questa regione. Le vittime sono state tantissime, decine e decine di migliaia: bambini, donne, intere famiglie. 

Possa lo Spirito Santo agire in modo potente nei nostri cuori durante la liturgia, in modo da sentire tutte le vittime come parte di noi stessi, anche quando non conosciamo bene i loro nomi e non abbiamo un legame famigliare diretto.

Soltanto a questa condizione, di piangere davvero per loro, la nostra preghiera potrà essere sincera.

2. Una seconda caratteristica della conversione è quella del perdonare e chiedere perdono, del perdonarsi a vicenda. Questo aspetto è al centro dell’appello che Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, Padre e Capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sua Eccellenza Mons. Vitaliy Skomarovskyi, Presidente della Conferenza Episcopale Ucraina, e Sua Eccellenza Mons. Nil Lushchak, Amministratore Apostolico dell’Eparchia di Mukachevo dei bizantini, hanno preparato per quest’occasione. Le loro firme rappresentano la totalità dell’episcopato cattolico dell’Ucraina, ed ha come scopo quello di invocare da Dio il dono della guarigione totale dei nostri cuori.

In uno dei passaggi, l’Appello che ho appena menzionato recita: “Quando le nostre ferite sanguinano, noi non abbiamo la forza per amare, per questo spesso continuiamo a farci del male a vicenda”. Quindi, abbiamo bisogno del perdono reciproco, abbiamo bisogno di guarire nei nostri cuori. Abbiamo bisogno di poter amare ed aiutarci a vicenda. Un altro passaggio dell’Appello dei Vescovi sottolinea che già questa guerra, questa aggressione russa contro cui l’Ucraina si sta difendendo, ha in qualche modo imparentato i popoli ucraino e polacco, perché dalla Polonia arrivano aiuti innumerevoli per l’Ucraina in questa ora difficile. Ma quando Dio benedice il nostro perdono reciproco, diventiamo non soltanto “imparentati di fatto”, ma sentiamo la consolazione dello Spirito Santo nei nostri cuori, e possiamo persino cantare alla vista del Signore il canto nuovo, come dicono i Salmi.

Infatti, non è sufficiente il nostro perdono reciproco: solo il Signore è in grado di concederci la grazia di cantare il canto nuovo, vale a dire entrare nel Regno dei Cieli. Egli può concedere questa grazia a noi qui presenti, alle vittime di ottant’anni fa, e persino a coloro che sono stati corresponsabili della tragedia, se di fronte al Signore hanno riconosciuto il loro peccato e il loro crimine. 

Proprio di questa grazia, che solo Dio può concedere, parla il testo del Vangelo che oggi abbiamo letto: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.

3. La terza caratteristica della conversione è la capacità di amare. Nel passaggio che ho già menzionato, l’Appello dei Vescovi ucraini rammenta che le ferite del passato ci impediscono di amare.

La seconda lettura, presa dal capitolo 13 della Prima lettera dell’Apostolo Paolo ai Corinzi, invece, ci presenta la bellezza dell’amore divino, cioè della carità:

“La carità non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine”.

È evidente che la carità di cui parla l’Apostolo Paolo, è la conseguenza degli aspetti su cui abbiamo riflettuto, il pianto per il passato, il perdono reciproco, e della grazia divina.

Quale consolazione più grande noi possiamo portare alle vittime che oggi commemoriamo? Quale gioia più grande possiamo arrecare al nostro Dio e Salvatore? – La Carità.

Quando esaminiamo le nostre coscienze, la carità di cui parla l’Apostolo Paolo, ci sembra persino impossibile:

  • chi di noi è paziente?
  • chi di noi non è invidioso?
  • chi di noi non si vanta?
  • chi di noi non manca di rispetto: nel comportamento, nelle parole oppure nei pensieri?
  • chi di noi non cerca l’interesse proprio, anche se non sempre, ma in quelle rare volte della vita?
  • chi di noi non si adira per il male ricevuto?
  • chi di noi è capace di dire sempre e ovunque la verità?

Sembra davvero impossibile persino sognare di avere nei nostri cuori una tale carità perfetta. Ma essa esiste! L’Apostolo Paolo ce lo dice proprio per questo motivo, per farci conoscere l’indirizzo verso cui andare, oppure, come nel Vangelo Tommaso chiede a Gesù, per conoscere la via.

Se la via verso il Padre è l’amore, allora vogliamo invocare questo dono immenso, umanamente impossibile, per noi tutti, gli uni per gli altri.

Solo in questo modo potremo evitare che Gesù ci rimproveri nuovamente, ma al contrario, perché possa rallegrarsi: avete pregato per le vittime del passato e per la guarigione delle ferite sanguinanti oggi, e alla fin fine vi siete convertiti. Finalmente il vostro pianto non era un pianto formale soltanto.

Signore Dio, ti ringraziamento immensamente per la possibilità di stare qui tutti insieme e per pregare gli uni per gli altri proprio in questo modo, benedicendo gli uni gli altri per essere capaci di consolare chi è stato trucidato nel passato e per amare oggi. 

Amen.

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