Terzo giorno di visita del Cardinale Sandri in Ucraina

Nella mattina di giovedì 13 luglio, festa dei Santi Apostoli secondo il calendario giuliano, il Cardinale Sandri, accompagnato dal Nunzio Apostolico a Kyiv S.E. Mons. Claudio Gugerotti, da Sua Beatitudine l’Arcivescovo Maggiore Sviatoslav Shevchuk e dal Segretario della Nunziatura Mons. Joseph Grech, si è recato presso l’area dove stanno avanzando i lavori per la costruzione della cattedrale dell’Esarcato di Kharkiv, ove è stato accolto dall’assemblea dei fedeli e dai sacerdoti, guidati dall’Esarca, S.E. Mons. Vasyl Tuchapets, e dal Vescovo Ausiliare della diocesi latina S.E. Mons. Ian Sobilo.

 

Dopo aver ricevuto il tradizionale saluto con l’offerta del pane e del sale, accompagnati questa volta anche da un mazzo di fiori poi deposto ai piedi dell’icona della Vergine Maria, i Presuli hanno indossato i paramenti in quella che sinora è stata la cappella centrale dell’Esarcato, mentre la cattedrale sta sorgendo nel cortile a fianco.

 

Fatto l’ingresso solenne nella cripta della cattedrale, ormai ultimata, con i canti eseguiti da alcuni studenti del Seminario di Kyiv, la liturgia ha avuto inizio con il rito proprio della consacrazione dell’altare e della chiesa, senza la deposizione delle reliquie nella mensa, con l’aspersione dell’altare, l’unzione con il santo Myron, la grande preghiera recitata dall’Arcivescovo Maggiore, e il rito dell’incensazione, dell’aspersione e dell’unzione delle pareti e delle colonne della Chiesa per il quale sono intervenuti anche il Cardinale Prefetto e il Nunzio Apostolico. La Divina Liturgia poi è proseguita nel modo solito, e il Porporato ha tenuto l’omelia.

 

 

Nel saluto finale, Sua Beatitudine Sviatoslav ha ringraziato tutti coloro che erano intervenuti numerosi, e si è soffermato sul significato del gesto che si era appena compiuto. Si tratta infatti di una giornata storica: il rito di dedicazione di una cattedrale greco-cattolica in un territorio che non è tradizionalmente contraddistinto da tale presenza ecclesiale, va letto anzitutto come un servizio e una assistenza pastorale che si è inteso garantire ai fedeli, certo in presenza piccola, della propria chiesa, per non lasciarli senza la necessaria cura spirituale. La presenza di una chiesa ma sopratutto di una comunità cristiana viva attraverso la carità vuole anche essere un servizio per tutti coloro che ancora non conoscono Dio in una società ancora segnata dagli anni del comunismo ateo, e coloro che avvertono nel cuore tale sete spirituale possono scegliere di abbeverarsi. Non va poi dimenticata la vocazione culturale della città, con la presenza di molti studenti universitari, e nessuna chiesa può rimanere indifferente all’accompagnamento spirituale che può essere offerto e garantito alle giovani generazioni, speranza per il futuro dell’Ucraina. Kharkiv infine è anche uno dei luoghi ove ha patito la prigionia il Cardinale Slipyj, ed è giusto onorare tale presenza e tale memoria.  L’Arcivescovo Maggiore ha poi voluto sottolineare che la presenza greco-cattolica non è contro nessuno  e nessuna chiesa, anzitutto quella ortodossa, e mentre ha salutato e ringraziato per la gentilezza di aver voluto partecipare al rito il vescovo del Patriarcato di Kyiv e l’Arcivescovo Isichenko, ha inviato il saluto anche ai fratelli della chiesa ortodossa ucraina – patriarcato di Mosca, ricordando il desiderio espresso dal Cardinale Sandri di poterli incontrare nel corso della sua visita in Ucraina, che benchè non si è potuto realizzare, tuttavia non spegne il desiderio di continuare a cercare di lavorare insieme per la pace, la riconciliazione e la prosperità del Paese. Sua Beatitudine ha voluto poi rinnovare la gratitudine e l’abbraccio filiale a Papa Francesco, ringraziandolo per l’invio del Cardinale Sandri per fare sentire la vicinanza e l’affetto con cui il Santo Padre continua a seguire la situazione del Paese. Sua Eminenza ha accolto le parole dell’Arcivescovo Maggiore, assicurando che trasmetterà quanto espresso a Papa Francesco, ha esortato a continuare ad essere chiesa di pietre vive, e ha sottolineato l’importanza di lavorare per l’unità, garanzia di pace e riconciliazione per il Paese: iniziando dalla preghiera, quei fratelli che talora sentiamo come i grandi assenti sono invece certamente presenti nel cuore e nell’affidamento a Dio. E i frutti, prima o poi, sicuramente arriveranno.

 

 

Durante il pranzo, il Cardinale ha potuto ascoltare alcune testimonianze dei sacerdoti dell’Esarcato circa le condizioni in cui oggi sono chiamati a vivere il loro servizio ministeriale, e ha dialogato con alcuni di loro su quanto esposto: anche se le difficoltà non mancano, e talora ci si può sentire piccoli e impotenti non bisogna mai smarrire la speranza, da attingere come dono dal Signore coltivando la vita di fede e non cessando mai di vivere la carità.

 

Il pomeriggio è stato dedicato al trasferimento in auto da Kharkiv a Krematosk, dove il Cardinale è stato accolto da alcuni sacerdoti guidati dall’Esarca di Donetsk, S.E. Mons. Stephan Meniok: la città, una di quelle prima caduta in mano delle forze separatiste e poi riconquistata dall’esercito ucraino, reca ancora i segni dei combattimenti, ed è innegabile come tale condizione abbia portato molti suoi abitanti a fuggire, tuttavia si avvertono ora i segni della lenta ripresa della vita e della normalità. A cena, il Cardinale ha incontrato alcuni sacerdoti, greco-cattolici ed un latino, che per anni hanno lavorato nell’area: in modo particolare tra due, il più anziano, sacerdote latino che nei tempi dell’Unione Sovietica ha subito la prigionia e la deportazione per molto tempo, e uno più giovane, greco-cattolico, che ha proseguito l’opera di attenzione e servizio pastorale ai fedeli con l’edificazione di sette parrocchie e chiese, il quale duranti i combattimenti del 2014 si è adoperato per proteggere e mettere in salvo molte persone.

 

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